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Novembre 13, 2021
9:00 pm
Novembre 14, 2021
5:00 pm

underweARTheatre

presenta

Salomé

da Oscar Wilde

una produzione underweARTheatre

adattamento e regia
Filippo Frittelli

scenografia
Ludovica Rio

con
Ludovica Rio, Federico Tassini
Filippo Frittelli, Daniela Tamborino, Giorgia Stornanti

danze
Lara Yalil

Il profeta di una nuova religione è imprigionato nella cisterna del palazzo, ma le sue grida giungono fino al banchetto che il tetrarca Erode sta consumando con la sua corte. La principessa Salomè figlia di Erodiade s’innamora del Battista che la respinge, e per vendicarsi dell’affronto sedurrà Erode affinché le porga su un piatto d’argento la sua testa.
Le parole, quelle di Oscar Wilde, sfidano le immagini, quelle del regista Filippo Frittelli, per la conquista di quell’amore che sfida la morte.

Matteo 14, 1-12
«In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui”. Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: “Non ti è lecito tenerla!”. Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”. Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù».

Sulla vicenda biblica, ambientata all’alba del cristianesimo, e sul culto del corpo come incarnazione di Dio, Oscar Wilde guarda alla vicenda di Salomè per dipingere in maniera magistrale il dramma umano dell’amore nella sua tragica impossibilità di trasfigurazione, l’amore che non può essere vissuto nella sua pienezza che nella conoscenza e perdita dell’oggetto amato, in quel mistero che, preludio della morte, è unico e irripetibile, perfino più grande del mistero della morte stessa. Con questa premessa abbiamo rappresentato la splendida prosa dello scrittore inglese dando vita ad una messa in scena festosa, ardita e contraddittoria per un lungo canto alle passioni umane e alle conseguenze dell’apparire delle cose, dello sguardo su di esse, alle conseguenze dei pensieri e delle azioni umane.

É una prerogativa dei grandi testi della letteratura universale con il loro selciato drammaturgico lasciare accesso a interpretazioni anche molto diverse, essere guardati e amati in modo perfino contradditorio. Anche nella Salomè, stante la perfetta descrizione del potere della passione, del cinismo della seduzione e dell’immutabilità della morale, tutte le volte che la rileggiamo, vi scorgiamo aspetti nuovi, sfumature inaspettate, visioni inedite come un rammarico di un’estasi incompiuta e sfuggevole che ci riempie e ci lascia assetati. La maestria di Wilde è quella di far coesistere i personaggi con l’assenza del loro amore, Erode per Salomé, Salomé per Giovanni, Giovanni per Colui che Verrà, in una sorta di gioco di specchi dentro ad un’attesa messianica ma funesta, un’attesa che svuota la storia della sua stessa necessità, ed i personaggi della loro stessa memoria. Essi ci appaiono quasi senza epifania, dirottati soltanto dalla forza dei loro desideri che generano il cortocircuito di uno sguardo sullo sguardo, di un guardare la direzione del guardare e di un osservare l’apparire delle cose in forme e colori che trasporta verso una nostra interpretazione più intima, o quantomeno più interiore. É il personaggio stesso che al principio si rivolge allo spettatore, in cerca, forse, di un conforto, nell’intento di voler giustificare il suo destino, attraverso il racconto segreto della sua vicenda personale, consegnando subito una manifestazione del suo essere. La storia invece di essere narrata, appare confessata dai protagonisti, in una memoria del sé che crea un piano parallelo fra tempo del ricordo e tempo della narrazione, ponendo le premesse per estendere il perimetro interpretativo ed aprire spiragli in cui cucire elementi di contemporaneità, addivenendo ad una vicenda teatrale in cui il sapore mitologico viene rivissuto nell’oggi, con curiosità e stupore.


Sabato 13 novembre 2021 • h 21

Domenica 14 novembre 2021 • h 17

TEATRO AFFRATELLAMENTO
Via Giampaolo Orsini, 73 – Firenze

Biglietto intero 15 €
Biglietto ridotto (under 25) 10 €

Prenotazione obbligatoria*
e-mail: underweartheatre@hotmail.com • cell. 348 250 2920

* Richiesto Green PASS e posti assegnati garantendo il distanziamento, come da normativa vigente

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