1983-1999
L’evento traumatico avvenne nell”83 quando, in seguito all’incendio del cinema Statuto di Torino con numerose vittime, si ebbe un profondo cambiamento della legislazione antinfortunistica: ciò comporterà la brusca interruzione dell’attività teatrale.
Il circolo e la sala teatrale si trovarono all’improvviso fuori norma: senza risorse per un adeguamento e con la secca trasformazione delle sue partite di giro in un debito.
Occorreva adeguarsi e, ovviamente, occorrevano risorse straordinarie; una parte dei soci, soltanto frequentatori del teatro, migrò dove si continuava a svolgere tale attività.
La storia dell’ultimo periodo (1983 – 2006) è la storia di un farsi e disfarsi d’innumerevoli ipotesi di finanziamento e ad ogni caduta, superando comprensibili forti tensioni e delusioni, con grande pazienza occorreva tessere una nuova tela.

Alla fine del 1987, ritenendo di avere finalmente intrapreso la strada giusta e di avere “la soluzione”, il circolo chiuse per procedere ai lavori; dopo un primo periodo l’esaurimento delle risorse e il mancato afflusso di altri finanziamenti, anche più che promessi, impedì il completamento delle opere; il circolo si trovò ad essere un cantiere interrotto fino al 1999.
Il resto è cronaca di questi ultimi anni; varrà la pena di percorrere gli avvenimenti (che poi sono storia di un trentennio), magari producendo la seconda edizione, ampliata e aggiornata, del volume edito per il centenario della fondazione.

A questo proposito sono stati riallacciati i contatti con Serena Innamorati, l’autrice di allora, che si è dichiarata disponibile al nuovo lavoro; inoltre si pensa che il Centro Studi e Documentazione per la Storia del Movimento Associativo, recentemente costituito dall’ARCI di Firenze e diretto da Luigi Tomassini, possa validamente contribuire alle varie fasi di ricerca .
L’inizio degli anni ’90 segna la scomparsa, per cause molteplici, delle forze politiche di nostro riferimento con una loro trasformazione e ricollocazione.
Mentre il tempo passa permane la memoria, anche se affievolisce (con l’esigenza poi di doverla riscoprire), emergono intenzioni e progettualità per un rinnovato ruolo delle Associazioni. Le modificazioni intervenute in questo periodo ci danno nuovi problemi per la riflessione ma anche la possibile sperimentazione e iniziativa necessaria.
Fra tanti altri e numerosi nodi, la chiusura (“assenza”) dell’Affratellamento pone alcune questioni. Intanto un primo compito di riqualificazione dell’intero settore urbano in una vita di relazioni scarse, centrate quasi esclusivamente sulle funzioni residenza e attività lavorative, con la mancanza di una connotazione socio-culturale per la generalità delle persone; per alcuni aspetti ci sono “assenze” che riguardano la città nella sua interezza, estendendone le funzioni pregiate a tutto il territorio; in questo ambito si determina a ragion d’essere e ruolo dei circoli e del tessuto delle Associazioni; non è e non può essere la stessa cosa, indifferentemente, per la fisionomia e la vivibilità urbana.
La seconda o, anzi, la terza rinascita dell’Affratellamento scommette su di una nuova capacità di “presenza” e concezione stessa dei circoli con attività improntate alla maggiore apertura, collaborazione e sinergia intanto con alcuni enti e associazioni che nel frattempo si sono stabilite nel quartiere, ma senza rapporti e relazione.
L’Affratellamento costituisce il paradigma delle difficoltà diverse ma, se non ce l’hanno fatta ne’ il fascismo ne’ l’alluvione, neppure le vicende complesse degli ultimi anni hanno piegato la consapevolezza di un ruolo.
La riapertura dell’antico sodalizio può aprire un arco di nuove energie per una rielaborazione complessiva che occorre per reagire allo sfacelo della nostra epoca nel nostro Paese, alla crisi economico- finanziaria ma anche al degrado etico-morale di questa nostra contemporaneità.
Dopo la stagione delle diagnosi occorre passare alle terapie, allora spetta a ciascuno, singoli o associati, apportare un contributo utile per poter superare i prossimi difficili anni, anche come presupposto di un rinnovamento della politica e delle sue istituzioni.
La storia del circolo non è una storia minore, ci spetta il compito di dare continuità alle elaborazioni e realizzazioni di chi ci ha preceduti, dimostrando la capacità di stare al passo dei tempi e lasciare il “testimone” ai figli che verranno dopo di noi.
Dalla Società di fine ‘800 a quella del XXI° secolo se “nomina substantia rerum sunt” il programma è delineato : una socialità che si fondi sull’integrazione etnica e culturale, attenta alle proposte delle nuove generazioni e alle vecchie e nuove marginalità recuperando e attualizzando, in chiave moderna, l’antico spirito del Mutuo Soccorso per una rinnovata e più alta solidarietà.
Sperimentazione, esercizio e formazione ma anche un luogo piacevole d’intrattenimento per la riscoperta di una frequentazione reciproca e uno scambio di umanità, quasi smarrita.
Le proposte più diverse possono dare una possibilità a chi sente l’esigenza di esprimersi, di avere qualcosa da dire e proporre agli altri e fare con gli altri.
Allora si possono trovare strumenti e risorse, senza piegarsi solo sulle grandi istituzioni; si possono determinare strumenti legislativi e risorse per la conservazione, la tutela e lo sviluppo di un grande patrimonio comune che è il nostro stare insieme.









