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febbraio 22, 2019
9:00 pm

L’Affratellamento
è molto lieto di presentare il libro

 

IL PRIMO CINEMA NON SI SCORDA MAI

a cura di Fabrizio Borghini e Luca Giannelli

PREFAZIONE DI FRANCO CARDINI
Scramasax-ideazioni

ne parlano al pubblico i curatori 

Fabrizio Borghini e Luca Giannelli

 

Il primo cinema non si scorda mai, un volume dal titolo evocativo nel quale, con passione, si racconta attraverso testi e autorevoli testimonianze di 127 personaggi cittadini la storia delle sale cinematografiche fiorentine e del territorio limitrofo compresa quella di tutte le “arene”, sale parrocchiali e circoli che sono rimasti nella memoria di coloro che li hanno vissuti.
Le 300 sale cinematografiche censite e insieme alle oltre 200 foto e ai racconti, creano un grande affresco della città con storie, aneddoti, passioni, amori e la sconfinata trasformazione della vita e del costume.


Quel che segue è il contributo speciale di Valerio Valoriani ed è contenuto nel libro “Il primo cinema non si scorsa mai“. La presentazione del libro è un’ulteriore occasione per ricordare Valerio, recentemente scomparso.

IL CINEMA AL TEATRO AFFRATELLAMENTO (di Valerio Valoriani)

Più o meno cinquanta anni fa, tra l’estate e l’autunno del 1967, si insediò al teatro Affratellamento il Centro Universitario di Firenze, una giovane compagnia teatrale o gruppo di base, come si diceva allora, fondata da me insieme a lavoratori e studenti dell’università di Firenze, tutti rigorosamente non professionisti.
Dopo aver ripulito la sala teatrale di quel circolo dai residui dell’alluvione del novembre 1966 e ridipinto le pareti di un bel blu cobalto molto scuro per favorire l’oscuramento del locale durante gli spettacoli, il gruppo intraprese un’intensa attività di produzione e di ospitalità teatrale.
Accanto a questa principale vocazione il CUT dette vita fino agli inizi degli anni settanta a una serie di rassegne cinematografiche in collaborazione con il Consorzio di Attività Cinematografica dell’ARCI e il Cineclub Garcia Lorca, che proprio all’Affratellamento aveva svolto tra il 1948 e il 1952 e per un altro periodo all’inizio degli anni sessanta un’analoga attività.
La prima iniziativa organizzata, se non ricordo male, fu quella dedicata a Cinema e Fascismo, in cui si affrontava probabilmente per la prima volta in una Casa del popolo italiana, una rassegna abbastanza ampia del cinema fascista.
Tra i film proiettati: Vecchia Guardia, diretto da Alessandro Blasetti nel 1934; Lo squadrone bianco, diretto da Augusto Genina nel 1936. Luciano Serra pilota, diretto da Goffredo Alessandrini nel 1938; L’assedio dell’Alcazar, diretto da Augusto Genina nel 1940; La nave bianca, diretto da Roberto Rossellini nel 1941; Un pilota ritorna, diretto da Roberto Rossellini sempre nel 1941; L’uomo dalla croce, diretto da Roberto Rossellini nel 1943, film che di fatto conclude la trilogia fascista del grande regista italiano. Naturalmente tutti i film erano accompagnati da un’introduzione e seguiti da un dibattito spesso incentrato sulla contraddizione tra la forma estetica spesso notevole di quelle pellicole e il contenuto reazionario-propagandistico delle stesse. Una studentessa italo-americana, Victoria De Grazia, che frequentava allora corsi di storia a Lettere e Filosofia di Firenze e che è diventata in seguito docente alla Columbia University e una tra le maggiori studiose dell’esperienza dei Dopolavoro fascisti italiani, aveva partecipato alla gestione e all’ideazione della riflessione.
Un’altra delle rassegne organizzate sempre con la formula della presentazione introduttiva e del dibattito fu dedicata a Cinema e Guerra con film come All’ovest niente di nuovo (All Quiet on the Western Front), diretto da Lewis Milestone nel 1930; Addio alle armi (A Farewell to Arms), diretto da Charles Vidor nel 1957; Orizzonti di gloria (Paths of Glory), diretto da Stanley Kubrick nel 1957; La grande guerra, diretto da Mario Monicelli nel 1959; Morire a Madrid (Mourir à Madrid), diretto da Frédéric Rossif nel 1963; Per chi suona la campana (For Whom the Bell Tolls), diretto da Sam Wood nel 1943; All’inferno e ritorno (To Hell and Back), diretto da Jesse Hibbs nel 1955; L’arpa birmana (Biruma no tategoto), diretto da Kon Ichikawa nel 1956; I dannati di Varsavia (Kanał), diretto da Andrzej Wajda nel 1957; Ballata di un soldato (Баллада о солдате, Ballada o soldate) diretto da Grigori Chukhrai nel 1959; Le quattro giornate di Napoli diretto da Nanni Loy nel 1962; La battaglia di Algeri, diretto da Gillo Pontecorvo nel 1966; Berretti verdi (The Green Berets), diretto da John Wayne nel 1968. La rassegna aveva lo scopo di affrontare il tema della guerra nelle sue molteplici sfaccettature senza pregiudizi ideologici o semplicemente pacifisti.

Un terzo momento di cinema fu la rassegna dedicata alla nouvelle vague con una serie di film da Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle), diretto da Jean-Luc Godard nel 1960, considerato il manifesto di questa tendenza, a Due o tre cose che so di lei (2 ou 3 choses que je sais d’elle), sempre diretto da Jean-Luc Godard del 1967; da I quattrocento colpi (Les Quatre Cents Coups), del 1959 a Jules e Jim (Jules et Jim), del 1962, ambedue diretti da François Truffaut, uno degli esponenti di spicco di quella scuola francese; da Hiroshima mon amour del 1959 a La guerra è finita (La guerre est finìe), del 1966 diretti da Alain Resnais; da La collezionista (La collectionneuse), del 1967, scritto e diretto da Eric Rohmer a l’intrigante Claude Chabrol, con i film da lui scritti e diretti Landru del 1963 e Stéphane, una moglie infedele (La femme infidèle), del 1969. La rassegna finiva con Parigi di notte, film a episodi del 1965, diretto dai registi Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Jean Douchet, Jean-Daniel Pollet, Éric Rohmer e Jean Rouch, concepito come una sorta di manifesto collettivo della “École du 16 mm” pour la Défense et Illustration de la Nouvelle Vague messo a confronto con Un uomo, una donna (Un homme et une femme) del 1966 diretto da Claude Lelouch, un film apparentemente commerciale, ma dai risvolti fortemente innovati sul piano del linguaggio e delle tecniche cinematografiche.
Avevano curato in particolare la sezione cinematografica del CUT Firenze due studenti: Andrea Martini, divenuto in seguito docente universitario di Storia del Cinema e direttore nel 1999 della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e Giovanni Maria Rossi, poi critico cinematografico de L’Unità di Firenze e animatore con Claudio Zanchi fino al 2007 delle stagioni del cinema d’essai Alfieri Atelier nella stessa città.

Tra il 1969 e il 1971, in occasione della creazione degli spettacoli “Uomo Massa” di Ernst Toller (1969) e “Dada” (1971) fu organizzata un’intensa attività cinematografica in due distinti momenti, uno dedicato al cinema espressionista tedesco, con tra gli altri i film La bambola di carne (Die Puppe), film muto del 1919 diretto da Ernst Lubitsch; Il Golem – Come venne al mondo (Der Golem: Wie er in die Welt kam), film muto del 1921, diretto da Carl Boese e Paul Wegener; Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari), film muto del 1920 diretto da Robert Wiene. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), film di 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau; Metropolis (Metropolis) film muto del 1927 diretto da Fritz Lang; l’altro dedicato al cinema delle avanguardie storiche con film come Thaïs film muto del 1917 legato al movimento futurista, diretto da Anton Giulio Bragaglia e Riccardo Cassano; Rhythmus 21 (1921) e Rhythmus 23 (1923) scritti e diretti da Hans Richter; Ballet mécanique film del 1924 del pittore Fernand Léger, considerato il migliore esempio pervenutoci di cinema cubista; Entr’acte, film del 1924 del regista francese René Clair; Anémic Cinéma film del 1926 dell’artista Marcel Duchamp, con la collaborazione di Man Ray; Un chien andalou cortometraggio del 1929 scritto, prodotto ed interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí, e diretto dal solo Buñuel considerato il film più significativo del periodo del cinema surrealista; L’âge d’or film del 1930 diretto da Luis Buñuel; L’uomo con la macchina da presa (Человек с киноаппаратом, Chelovek s kino-apparatom) film del 1929, diretto dal regista sovietico Dziga Vertov.
Le due ultime esperienze cinematografiche furono realizzate nel 1971 e nel 1973, in collaborazione con la Rassegna Internazionale dei Teatri Stabili, come promozione nelle scuole medie superiori di quel festival all’interno di un ciclo di spettacoli, conferenze e film: la prima, intitolata Progetto Brecht comprendeva Berlino – Sinfonia di una grande città (Berlin – Die Sinfonie der Groβstadt), film documentario sperimentale tedesco girato a Berlino da Walter Ruttmann nel settembre del 1927 e L’opera da tre soldi (Die 3 Groschen-Oper), da Bertolt Brecht, film del 1931 diretto da Georg Wilhelm Pabst; la seconda dedicata in particolare alla commedia dell’arte comprendeva Nerone, film del 1930 scritto e interpretato da Ettore Petrolini e diretto da Alessandro Blasetti; Medico per forza del 1931, sempre con Ettore Petrolini, diretto da Carlo Campogalliani; Amanti perduti, film del 1945 in due parti (Les Enfants du paradis e Le boulevard du crime), scritto dallo sceneggiatore-poeta Jacques Prévert e diretto da Marcel Carné; La carrozza d’oro (Le Carrosse d’or) del 1952 diretto da Jean Renoir con Anna Magnani.
Infine un’avvertenza: ho ricostruito a memoria iniziative di quaranta/cinquanta anni fa, per cui può darsi che negli elenchi dei film citati ce ne sia qualcuno diverso da quelli originali o qualche altro invece omesso, nello scusarmi delle eventuali imprecisioni, ci tengo a sottolineare come comunque queste note rispecchino fedelmente lo spirito e le intenzioni di quei tempi ormai tanto lontani.

(Valerio Valoriani)

Venerdì 22 Febbraio 2019 • ore 21:00

Teatro l’Affratellamento – Firenze, Via Giampaolo Orsini, 73

INGRESSO LIBERO